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 Giorgio Di Noto – Sulla distanza delle immagini

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Sara Palmieri – La forma del silenzio

 

06.06.2018 – 19.07.2018

 

 

Il 06 giugno 2018 alle 19:00 Matèria ospita la doppia personale di Giorgio Di Noto e Sara Palmieri, due artisti che attraverso la loro ricerca riflettono sui limiti e sulle possibilità della percezione. In questa occasione le due stanze di Matèria sono trattate come due spazi separati in cui fruire di due mostre personali in una volta sola.

Giorgio Di Noto presenta nella prima sala una selezione di diversi lavori che convergono sui concetti di temporaneità, materialità e distanza. Tutte le opere, seppur attraverso media diversi – fotografia, stampa 3D, monitor offrono un punto di vista alternativo sulla natura e l’esperienza della visione, portando lo spettatore a confrontarsi con la natura stessa dell’ immagine e con la sua elaborazione e traduzione nella memoria. 

L’analisi del modo in cui percepiamo, elaboriamo e ricordiamo (o dimentichiamo) le immagini è il filo conduttore che alimenta la ricerca di Giorgio Di Noto.

Se la serie Fading Frames mira a rendere visibile la reale percezione delle immagini, che finiscono per diventare macchie indistinte nella nostra memoria attraverso un processo analogico, in Matrix presenta invece la struttura che sottostà ad una fotografia nella sua traduzione in immagine digitale. L’immagine è il risultato di puri algoritmi che, applicati alle fotografie, hanno prodotto delle composizioni astratte, frutto di un’elaborazione automatica, che restituisce una possibile versione dello scheletro di un un’immagine numerica.

Con The Kiss l’indagine viene spostata verso il tentativo di tradurre una fotografia in un oggetto tridimensionale. Una famosa icona – The Kiss di Robert Doisneau – da cui il lavoro prende il titolo, viene trasformata in una scultura apparentemente astratta che rivela l’immagine di partenza solo in certe condizioni di luce e in una posizione specifica. La distanza tra l’osservatore e l’oggetto è il nodo cruciale del lavoro, in quanto determina la possibilità stessa della visione costringendolo a cercare una relazione profonda (in termini fisici e mentali) con un’icona, o meglio con l’immagine mentale che abbiamo di essa. Infine Screening è un’installazione composta da diversi schermi accesi che ad occhio nudo risultano completamente bianchi: solo attraverso un filtro sarà possibile scorgere da lontano quello che gli schermi realmente proiettano, scoprendo così un caos di immagini che si accavallano, a rappresentare il nostro quotidiano incessante rapporto con esse.

Sara Palmieri presenta nella seconda e più ampia sala di Matèria un allestimento site specific. La forma del silenzio pone un interrogativo: si può rompere il muro che separa l’uomo dalla sua percezione limitata di tempo, spazio e infinito? L’artista prova a rispondere a questa domanda esplorando il rapporto tra silenzio, flusso emozionale ed esplosione catartica che porta ogni essere umano a sentire il desiderio di trascendere, di ricongiungersi al metafisico. La forma del silenzio racconta la dilatazione del millesimo di secondo e la metamorfosi dello spazio percettivo, decostruisce e ricostruisce mondi, universi, ricerca nuovi livelli, analizza gli strati intimi dell’emotività, attraverso storie e relazioni. Nella sala, una distesa di ghiaia nera diviene metafora del tempo che esiste in quanto attraversato dall’uomo, e l’oro che appare e invade ricorda l’impossibilità di accettare il suo scorrere incessante e l’umana illusione di poterlo arrestare. A parete, l’installazione Tacita Muta traccia una costellazione immaginaria in cui le ‘stelle’ diventano una nuova mappa di riferimenti dove materia, roccia e corpi umani si trasformano gli uni gli altri e si somigliano, ripercorrendo quei concetti einsteiniani dove tutto è relativo, lo spazio e il tempo esistono ma non sono indipendenti da quanto accade, sono fatti della stessa materia di cui sono fatte le altre cose del mondo.

Immagini, installazioni e suoni individueranno un percorso cognitivo tra spazio e tempo, tra stasi e azione, tra silenzio e rumore, con l’obiettivo di fuoriuscire dal canone della forma e dare un suggerimento al pubblico: guardate oltre il visibile, abbracciate la vostra ribellione, rischiate la vostra rivoluzione.

‘Per ’La Forma del Silenzio’ – afferma Sara Palmieri  sono partita da testi di fisica e scienza, da Rovelli a Klein passando per Bergson, ma sono finita a Lanzarote leggendo Saramago ed Hesse, perché la scienza mi ha portato nello stesso luogo in cui conduce la poesia: al di là del visibile, oltre l’ordine delle cose presenti”.